"La musica come luogo dell’incontro: riflessioni sul Concerto di Natale dell’Orchestra Arcadia"
di Eleonora Abatangelo
Un concerto natalizio può limitarsi a ribadire un rito, oppure può trasformarsi in un'occasione di pensiero. Nel secondo caso, la musica smette di essere semplice accompagnamento stagionale e diventa spazio di ascolto, di responsabilità, di relazione. È in questa seconda direzione che si è collocato il Concerto di Natale dell'Orchestra Arcadia, svoltosi il 21 dicembre presso lo Sporting Club di Trani, all'interno delle celebrazioni per i quindici anni dalla fondazione dell'Associazione Musicale e Culturale Arcadia.
L'evento ha visto l'Orchestra Arcadia impegnata in una formazione ritmico-sinfonica di ampio organico, sotto la direzione di Roberto Fasciano. Al di là dell'impatto numerico, ciò che ha colpito è stata la chiarezza dell'idea progettuale: un programma costruito come percorso unitario, capace di mettere in dialogo tradizione natalizia, musica del secondo Novecento e repertorio pop contemporaneo, attraverso arrangiamenti originali concepiti specificamente per l'ensemble.
L'apertura con Carol of the Bells di Mykola Leontovych ha immediatamente collocato l'ascolto in una dimensione sonora tesa e incisiva, lontana da ogni oleografia. A questa è seguita Mary Did You Know di Mark Lowry, affidata alla voce solistica, in cui l'intimità del canto ha dialogato con una scrittura orchestrale misurata e funzionale al testo.
Uno dei nuclei centrali del concerto è stato rappresentato da Merry Christmas Mr. Lawrence di Ryuichi Sakamoto, affrontato in una versione orchestrale di ampio respiro, che ha messo in evidenza il lavoro di equilibrio timbrico e di distribuzione delle sezioni, evitando tanto la riduzione cameristica quanto l'enfasi ridondante. Analoga attenzione alla misura si è riscontrata in Hallelujah di Leonard Cohen, proposto in una lettura che ha privilegiato la linearità del canto solistico e il sostegno discreto dell'orchestra.
Il repertorio pop, spesso terreno scivoloso per operazioni di facile consumo, è stato qui affrontato con consapevolezza progettuale. Snowman di Sia, All I Want for Christmas Is You nella versione resa celebre da Mariah Carey e Michael Bublé e More Than Words degli Extreme (nella versione italiana di Luca Carboni e Jovanotti) sono stati rielaborati attraverso arrangiamenti che ne hanno ridefinito la fisionomia, adattandoli all'organico ritmico-sinfonico senza snaturarne l'identità originaria.
Una scelta strutturale chiara ha attraversato l'intero concerto: i brani vocali sono stati sempre affidati a interventi solistici, mentre quelli strumentali hanno valorizzato la compattezza dell'orchestra. Silent Night, proposto in una lettura di intenso raccoglimento, si è collocato in questo equilibrio accanto a Gloria in excelsis Deo, che ha messo in luce la varietà timbrica e la solidità dell'ensemble.
Le parti vocali sono state interpretate dai solisti Andrea Spina, Micaela Frigione, Antonio Simone, Elena Contestabile, Giada Di Feo e Davide Caratozzolo, tutti inseriti con misura all'interno della struttura complessiva del progetto. Il lavoro dei maestri collaboratori Nico Pappalettera, Stefania Lomolino, Riccardo Lorusso e Pasquale Buongiovanni ha sostenuto in modo determinante la fase preparatoria, confermando l'importanza del lavoro condiviso nella riuscita di un progetto complesso.
La conduzione della serata, affidata a Lycia Gissi e Chiara Merra, ha accompagnato l'ascolto senza sovrapporsi alla musica, offrendo al pubblico chiavi di lettura essenziali ma mai didascaliche.
Al centro del concerto, un breve intervento del direttore ha esplicitato il senso più profondo dell'intera operazione: la musica come linguaggio capace di unire voci lontane, come gesto di memoria e di attenzione verso un presente segnato da conflitti e fratture. Non una dichiarazione retorica, ma un pensiero coerente con la struttura stessa del programma, che ha fatto convivere repertori, epoche e culture differenti.
In un tempo in cui l'ascolto rischia di essere frammentato e superficiale, il Concerto di Natale dell'Orchestra Arcadia ha mostrato come la progettualità musicale possa ancora farsi luogo di incontro autentico. Non celebrazione fine a sé stessa, ma pratica culturale consapevole: una direzione che merita di essere osservata, discussa e sviluppata.
