"Hiromi’s Sonicwonder al Teatro Giordano: la geometria dell’energia"

17.11.2025
di Roberto Fasciano

Il ritorno in Italia di Hiromi rappresenta sempre un evento, e la tappa foggiana del suo tour con il progetto Sonicwonder, all'interno della rassegna Giordano in Jazz, conferma la pianista giapponese come una delle voci più originali della scena internazionale, capace di fondere rigore formale, energia performativa e un immaginario sonoro in costante espansione. In un Teatro Giordano gremito, Hiromi sale sul palco affiancata da Adam O'Farrill alla tromba, Hadrien Feraud al basso elettrico e Gene Coye alla batteria: un quartetto concepito come un organismo unico, mobile e perfettamente interattivo, in cui la scrittura diventa architettura e l'improvvisazione motore narrativo.

Il programma, costruito intorno ai progetti discografici più recenti della pianista, attraversa il mondo elettro-acustico firmato Sonicwonder, un universo fatto di intrecci metrici, ostinati frammentati, sovrapposizioni timbriche e un costante gioco di tensioni fra pianoforte, synth e tromba. L'idea di viaggio, già esplicita nei titoli degli album, si concretizza sul palco in una drammaturgia coerente, dove temi che ritornano, cellule ritmiche che si scompongono e ricompongono, bruschi cambi di direzione e momenti di lirismo improvviso costruiscono un percorso ricco e stratificato. La band suona come un ecosistema in continua trasformazione: le linee di Feraud scorrono come una materia fluida che si adatta e si reinventa, mentre la batteria di Coye governa la metrica con precisione assoluta, creando un terreno dinamico su cui i compagni possono muoversi con libertà. La tromba di O'Farrill agisce come una voce poetica, incisiva, che proietta nel contesto fusion un linguaggio vicino al jazz contemporaneo più raffinato. Al centro, Hiromi alterna pianoforte acustico e tastiere con una naturalezza sorprendente, trasformando ogni gesto in architettura del suono.

Colpisce il suo equilibrio tra forma e impulso: l'energia, spesso travolgente, che la caratterizza non è mai semplice spettacolo, ma nasce da una scrittura precisa, fondata su modelli ritmici complessi, poliritmie, incastri matematici e modulazioni improvvise. Nonostante la densità del materiale, la struttura non risulta mai opaca: la musica respira, si apre, avanza e arretra come un organismo vivente, creando una sorta di cinematografia sonora che accompagna lo spettatore attraverso paesaggi e traiettorie sempre diverse. In questo contesto arriva il momento più intenso del concerto, quando nel penultimo brano Hiromi resta sola al pianoforte per una versione magistrale di Mr. C.C.. È un punto di sospensione: il teatro, fin lì saturo di energia elettrica e stratificazioni timbriche, si raccoglie attorno al suono acustico dello strumento, e la pianista costruisce un arco espressivo che alterna meditazione e virtuosismo, respiri di silenzio e improvvise impennate ritmiche. Mr. C.C. si rivela come un vero autoritratto musicale, la sintesi perfetta della sua doppia natura lirica e percussiva, intima e teatrale, classica nel pensiero e contemporanea nel linguaggio.

Il rientro della band per l'ultimo brano riporta sul palco tutta l'esplosione dell'ensemble, ma a colpire è la coerenza interna: anche nei passaggi più spettacolari la musica mantiene una necessità profonda, un equilibrio che coniuga libertà e consapevolezza. Il pubblico del Giordano, attento e partecipe, segue ogni passaggio con coinvolgimento raro, premiando tanto le architetture più complesse quanto le improvvisazioni più audaci. L'impressione finale è quella di un concerto che unisce spettacolarità e profondità analitica, capace di parlare a pubblici diversi senza rinunciare alla complessità del linguaggio.

Con Sonicwonder, Hiromi sembra aver trovato un punto di incontro ideale tra memoria della fusion, sintassi del jazz contemporaneo, libertà improvvisativa e immaginario tecnologico. Il concerto di Foggia conferma la pianista come una delle frontiere più fertili del jazz odierno: un'artista capace di trasformare il palco in un laboratorio di percezione, unendo virtuosismo e ricerca, corpo e architettura, energia e disciplina. Un viaggio, davvero, verso nuovi orizzonti musicali.