Liubov Gromoglasova e l'Orchestra della Magna Grecia
di Francesco Amatulli
Il concerto dell'Orchestra ICO della Magna Grecia, svoltosi il 29 dicembre 2025 nella suggestiva cornice della Chiesa della Santa Famiglia, si è imposto come un'iniziativa culturale di particolare interesse, capace di coniugare la dimensione festiva del periodo natalizio con una riflessione più profonda sul sinfonismo del Novecento.
Sotto la direzione attenta e misurata del M° Piero Romano, l'orchestra ha offerto una lettura equilibrata e consapevole del Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in fa maggiore, op. 102 di Dmitrij Šostakovič, pagina composta nel 1957 e spesso fraintesa nella sua apparente semplicità.
L'interpretazione della solista Liubov Gromoglasova ha colto con intelligenza e finezza la particolare "leggerezza" di quest'opera, lontana dalle tensioni drammatiche e dalle ambiguità tragiche delle grandi sinfonie precedenti. L'Op. 102 si configura piuttosto come un lavoro luminoso, attraversato da un ottimismo che non si esaurisce nella dimensione celebrativa o propagandistica, ma riflette un clima storico di parziale distensione post-staliniana, nonché un evidente gesto di affetto paterno; il concerto fu infatti dedicato al figlio Maksim.
La Gromoglasova ha affrontato i movimenti esterni con una brillantezza controllata, sostenuta da un'articolazione limpida e da un fraseggio che richiamava una sensibilità quasi neoclassica, perfettamente integrata nel dialogo con l'orchestra. Nell'Andante, cuore espressivo del concerto, la pianista ha invece lasciato emergere un lirismo intenso e raccolto, capace di trasformare la navata della chiesa in uno spazio di sospensione temporale, dove il suono sembrava dilatarsi e perdere ogni urgenza narrativa.
La seconda parte della serata ha virato verso la tradizione mitteleuropea che fece di Vienna la capitale del valzer, con pagine di Johann Strauss II (figlio) ed Hans Christian Lumbye (detto lo Strauss del nord), Pëtr Il'ič Čajkovskij dalla Danza Russa (Trepak) da Lo Schiaccianoci, offrendo all'orchestra l'occasione di mettere in luce una notevole versatilità timbrica e una coesione ritmica di alto livello. In questo repertorio, apparentemente più leggero ma insidioso sotto il profilo stilistico, l'Orchestra della Magna Grecia ha saputo mantenere eleganza, precisione e senso della forma, evitando ogni deriva caricaturale.
Nel suo complesso, il concerto si è configurato come un appuntamento di rilievo non soltanto per il pubblico locale, ma anche per il panorama musicale pugliese, riaffermando il valore musicologico di una programmazione capace di dialogare con la memoria storica del Mezzogiorno attraverso un repertorio ampio e internazionale. Un esempio virtuoso di come la concertistica territoriale possa coniugare qualità esecutiva, consapevolezza storica e autentica funzione culturale
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