L’estetica del tempo nel progetto “Kairos”

14.05.2026
di Francesco Amatulli

Il concetto di Kairos che rappresenta il tempo opportuno, un momento in cui sta per accadere qualcosa di speciale, ha fornito una base teorica per le recenti date della stagione concertistica dell'Orchestra ICO Magna Grecia. Gli eventi del 7 maggio al Teatro Garibaldi di Bisceglie e dell'8 maggio all'Apollo di Lecce hanno visto l'orchestra affrontare un programma che, a prima vista, poteva sembrare frammentato ma che ha trovato una sua armonia grazie all'interazione tra la voce di Simona Molinari e la direzione di Piero Romano.

La vera sfida di queste serate era trovare un'integrazione armoniosa tra l'orchestra e la sezione ritmica, con la chitarra di Egidio Marchitelli a fare da ponte. Sotto la direzione di Piero Romano, l'ICO Magna Grecia ha evitato il classico errore di creare un "sottofondo illustrativo" puntando invece a una densità timbrica che potesse interagire con lo swing e la bossa nova.

In Puttin' on the Ritz, l'orchestra ha risposto con grande precisione alle sincopi jazzistiche. Convincente è stato l'impasto sonoro in Nu fil' e voce dove la scrittura orchestrale si è saputa rarefare lasciando spazio a un intimismo cameristico di grande qualità.

Simona Molinari ha dimostrato una padronanza tecnica che va oltre il semplice pop d'autore. In Mr Paganini, il suo modo di fraseggiare e l'uso dello scat non sono stati solo esercizi stilistici ma veri e propri strumenti per un'articolazione ritmica impeccabile. La sua gestione del fiato e il controllo del registro medio-acuto hanno creato una narrazione fluida senza quelle forzature che spesso si trovano nelle interpretazioni cross-over.

Tuttavia, è nell'analisi critica dei brani più carichi di pathos che si rivelano le riflessioni più affascinanti.

In Gracias a la vida l'arrangiamento ha scelto un approccio minimalista in cui la Molinari ha dimostrato una notevole maturità espressiva.

In Caruso Piero Romano ha deciso di puntare su ampie arcate melodiche degli archi che hanno accompagnato la voce della solista senza soffocarne le sfumature dinamiche.

Il vero punto di forza di questa produzione è la fluidità con cui si passa da un genere all'altro: riesce a mantenere un rigore formale pur navigando in un repertorio così variegato in cui la sezione ritmica si è mostrata solida.

"Kairos" non è solo un concerto-tributo, ma un vero e proprio esperimento di sintesi linguistica. L'ICO Magna Grecia ha dimostrato una flessibilità davvero encomiabile, affermandosi come un laboratorio capace di adattare il linguaggio sinfonico alle esigenze contemporanee senza cedere a facili compromessi commerciali. Si può dire che l'esperimento sia riuscito poiché la tecnica solistica e la visione del direttore hanno saputo servire la partitura con un'onestà intellettuale che, nel panorama attuale, è un valore raro.

Share