"Tracce d’invisibile: quando arte, storia e musica restituiscono voce a ciò che il tempo ha nascosto"

13.05.2026
di Francesco Amatulli

Ci sono eventi culturali che non si limitano a occupare uno spazio o un tempo preciso, ma riescono a trasformarsi in occasione di coscienza collettiva. "Tracce d'invisibile – Le donne dimenticate", svoltosi presso l'Atrio della Biblioteca Comunale di Corato, ha rappresentato esattamente questo: un momento di riflessione autentica sul ruolo della donna nella società e sulla necessità di rileggere la storia attraverso uno sguardo più consapevole, libero da stereotipi sedimentati e da narrazioni parziali.

L'iniziativa, già presentata il 30 novembre 2025 presso la Sala Consiliare del Comune di Pescara, nasce con l'obiettivo di sensibilizzare il pubblico rispetto al percorso storico, sociale e culturale della figura femminile nei diversi periodi storici. Un percorso che non si limita alla denuncia o alla semplice commemorazione, ma che punta piuttosto a un processo di educazione culturale fondato sulla conoscenza, sul dialogo e sulla consapevolezza.

Molti dei luoghi comuni che ancora oggi resistono nel linguaggio quotidiano e nei comportamenti sociali trovano origine proprio in antiche strutture culturali, spesso invisibili perché normalizzate nel tempo. Ed è proprio qui che eventi di questo tipo assumono un'importanza decisiva: riportare alla luce ciò che la storia ufficiale ha trascurato, dimenticato o relegato ai margini.

Particolarmente significativo è stato il focus dedicato alle artiste dimenticate dalla storia dell'arte. Donne di talento, intelligenza e straordinaria determinazione che, pur avendo prodotto opere di grande valore, non hanno ricevuto la stessa attenzione riservata ai nomi consacrati dalla tradizione storiografica. Non si tratta soltanto di "recuperare" figure dimenticate, ma di comprendere quanto il riconoscimento del valore artistico sia stato, in molte epoche, profondamente influenzato dal contesto sociale, culturale ed economico.

La Prof.ssa Francesca Copertino, docente di Storia dell'Arte e mezzosoprano, ha guidato il pubblico attraverso un percorso capace di intrecciare competenza storica, sensibilità artistica e profondità interpretativa, restituendo umanità e presenza a figure troppo spesso escluse dal racconto dominante. Accanto a lei, l'Arch. Sara Tarricone, presidente dell'Associazione Culturale "Sogni e Percorsi" e curatrice del progetto, ha delineato con lucidità la necessità di mantenere viva l'attenzione sul tema dell'equità di genere, non attraverso imposizioni ideologiche, ma tramite un processo educativo fondato sulla cultura e sulla conoscenza.

La componente musicale dell'incontro, affidata alla voce della stessa Francesca Copertino e al pianoforte di Roberto Fasciano, ha accompagnato il pubblico in un percorso parallelo a quello storico e narrativo, contribuendo ad amplificare il significato emotivo delle tematiche affrontate. Gli "Emblemi femminili in musica" hanno attraversato simbolicamente diverse immagini della donna — angelica, seduttrice, madre — mostrando come anche il linguaggio musicale abbia contribuito nei secoli a costruire archetipi, sensibilità e visioni culturali. In questo contesto, il pianoforte non è stato semplice accompagnamento, ma parte integrante della narrazione artistica dell'evento, capace di dialogare con la parola e con il canto in una dimensione espressiva raccolta e intensa.

Il valore di incontri come "Tracce d'invisibile" risiede soprattutto nella loro capacità di generare domande. Perché la storia tende a ricordare chi è riuscito ad emergere, ma molto più raramente si interroga su chi non ha avuto il contesto, le possibilità o gli strumenti necessari per essere riconosciuto. E questa riflessione supera il singolo tema femminile per diventare considerazione più ampia sul rapporto tra talento, società e visibilità culturale.

La strada percorsa verso una reale equità è stata lunga, ma molta resta ancora da compiere. Ed è proprio attraverso iniziative di questo tipo — dove arte, pensiero e musica dialogano senza superficialità — che la cultura torna a svolgere una delle sue funzioni più alte: educare lo sguardo, generare consapevolezza e restituire dignità a ciò che rischia di rimanere invisibile.

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