"Arcadia Music Awards V Edizione: il talento messo alla prova"
di Francesco Amatulli
Esiste una differenza sostanziale tra esibirsi e mettersi in gioco. La quinta edizione degli Arcadia Music Awards, svoltasi a Trani tra l'Auditorium "F. Chopin" e il NOMOS Open Space, ha lavorato precisamente su questo confine.
Per due giorni, giovani musicisti e cantanti hanno attraversato un contesto che non concede scorciatoie: il palco, il tempo dell'esecuzione, il confronto diretto con una giuria competente. Elementi essenziali, spesso elusi, ma decisivi nella costruzione di un'identità artistica.
La commissione, presieduta da Roberto Fasciano, con Lycia Gissi, Nico Pappalettera, Monica Franceschina, Ilaria Lionetti, Angela Lettini, Claudia Fasciano, ha operato secondo una linea chiara: valutare non solo il risultato, ma la direzione.
In questo senso, i riconoscimenti assegnati restituiscono una mappa interessante.
Nella sezione canto pop, Christian Sassaroli, Antonio Simone, Andrea Spina e Mariateresa Spiriticchio hanno evidenziato un rapporto consapevole tra presenza scenica e controllo vocale.
Gianluca Lanotte, premiato al flauto traverso e destinatario del Premio speciale "Virtuoso", si è distinto anche per una composizione per flauto e pianoforte che mette in evidenza una doppia dimensione, esecutiva e progettuale.
Andrea Taranto, nella sezione composizione, ha presentato un lavoro per violino e pianoforte caratterizzato da coerenza interna e chiarezza di scrittura. Clara Laurora, alla chitarra, ha offerto una prova misurata, costruita su equilibrio e controllo. Si è inoltre distinto Gabriele Lorusso al clarinetto, tra le esecuzioni più convincenti della manifestazione.
Ma fermarsi ai risultati sarebbe riduttivo.
Gli Arcadia Music Awards continuano a porre una questione più ampia: quale spazio resta oggi per un'esperienza musicale fondata sul tempo, sull'ascolto e sul confronto reale? In un contesto che tende a privilegiare la rapidità e l'immediatezza, iniziative come questa riaffermano la necessità di un processo.
Il concorso, in questa prospettiva, non è un fine ma uno strumento. Non seleziona semplicemente, ma orienta.
La direzione artistica di Roberto Fasciano si muove con coerenza in questa direzione: costruire contesti in cui il talento venga interrogato, non esibito; accompagnato, non consumato.
Per due giorni, Trani ha funzionato come spazio attivo di questo processo. Non una cornice, ma un luogo in cui la musica ha potuto accadere secondo le proprie condizioni.
Ed è forse questo il dato più rilevante: restituire alla musica il suo tempo significa restituirle senso.
