"Bach Day: la forma come responsabilità dell’ascolto"
di Nico Pappalettera
Martedì 31 marzo, nell'Auditorium "F. Chopin" dell'Associazione Musicale e Culturale Arcadia, la seconda edizione del Bach Day ha posto al centro una questione che riguarda non solo l'esecuzione, ma il senso stesso del fare musica oggi: è ancora possibile educare all'ascolto senza semplificare la complessità?
Il progetto, ideato e diretto da Roberto Fasciano, si fonda su una scelta precisa: sottrarre la musica alla logica dell'immediatezza e restituirla alla sua natura di linguaggio strutturato, esigente, non riducibile a superficie sonora.
In questo contesto, la guida all'ascolto è parte integrante dell'atto musicale. Comprendere Johann Sebastian Bach, infatti, significa riconoscere nella forma un sistema di relazioni: tensioni, direzioni, gerarchie.
La serata si è aperta con gli allievi dell'Accademia: il passaggio dallo studio alla consapevolezza. È questa la soglia che trasforma la didattica da trasmissione a costruzione del pensiero musicale.
Il programma ha poi assunto una dimensione pienamente concertistica con Nunzio Monteriso, Claudia Fasciano e Roberto Fasciano, chiamati a confrontarsi con una scrittura che non consente ambiguità.
Nel Preludio BWV 998 e nell'Allemanda BWV 1013, Monteriso ha lavorato sulla continuità della linea e sulla chiarezza dell'articolazione, restituendo una lettura coerente con la natura della scrittura.
La Suite francese n. 2 in do minore, eseguita al pianoforte da Fasciano, ha evidenziato una costruzione attenta alle relazioni interne, in cui il fraseggio non è mai gesto isolato ma funzione all'interno di un disegno complessivo.
Il Presto dalla Sonata BWV 1001, affidato a Claudia Fasciano, ha rappresentato un punto di esposizione estrema: qui la scrittura riduce ogni mediazione e costringe l'interprete a una responsabilità diretta del tempo e dell'energia.
Nella Sonata in la maggiore BWV 1015, il dialogo tra violino e pianoforte ha reso evidente un principio fondamentale: la musica è relazione. L'equilibrio tra le parti non nasce da un compromesso, ma da una precisa consapevolezza delle funzioni.
Ma il dato più rilevante resta un altro: la presenza di giovani, in sala e coinvolti nel percorso, indica che la complessità non allontana, se viene mediata con rigore. Al contrario, costruisce ascolto.
Il Bach Day si configura così come pratica culturale: un tentativo concreto di riaffermare che la musica, per esistere davvero, deve essere compresa. E che la comprensione, prima ancora che un risultato, è una responsabilità.
