"Il Mediterraneo tra Realismo e Belcanto: La Zarzuela incontra l'Opera con l'ICO Magna Grecia"
di Eleonora Abatangelo
La recente mini-tournée dell'Orchestra della Magna Grecia che ha fatto tappa al Teatro Orfeo di Taranto (18 febbraio), all'Auditorium Gervasio di Matera (19 febbraio) e al Teatro Garibaldi di Bisceglie (20 febbraio), ha presentato un'iniziativa culturale di grande interesse: un confronto tra la Zarzuela spagnola e la tradizione operistica italiana. Non si è trattato di un semplice gala di arie famose ma di un tentativo di mettere in luce le somiglianze stilistiche e le differenze strutturali tra due mondi che, pur avendo radici popolari comuni, hanno seguito percorsi formali distinti.
Il programma ha saputo evitare le insidie del folklore turistico focalizzandosi sulla Zarzuela Grande, quella forma in tre atti che nel secondo Ottocento cercò di elevare il genere "chico" a una dignità sinfonica europea. Il dialogo con l'opera italiana ha rivelato come il Verismo di fine secolo e il lirismo iberico attingano a un medesimo serbatoio emozionale pur differenziandosi nel modo di trattare il materiale tematico: più intenso e drammatico quello italiano mentre il spagnolo si mostra più incline alla danza e a una scansione ritmica più marcata.
La direzione di Gianluca Marcianò si è distinta per la sua gestione attenta delle dinamiche evitando che l'energia ritmica delle partiture spagnole si trasformasse in un semplice fragore percussivo. Sotto la sua guida, l'ICO Magna Grecia ha mostrato una notevole compattezza timbrica particolarmente evidente nelle sezioni degli ottoni che sono stati chiamati a un lavoro di precisione negli attacchi mantenendo sempre un colore brillante ma mai aspro.
Per quanto riguarda il fronte vocale, il cast ha offerto una performance di alta professionalità: Maria Zapata (Soprano) ha presentato un registro acuto luminoso e una gestione del fiato che le ha permesso di esprimere con eleganza le ampie frasi melodiche del repertorio iberico. L'uso dei filati è stato particolarmente efficace conferendo la giusta introspezione ai momenti più lirici.
Gabriel Alonso (Baritono) con un timbro caldo e una proiezione naturale, Alonso ha saputo interpretare la componente "popolare" del genere senza cadere nel gigantismo vocale mantenendo un fraseggio nobile e una dizione impeccabile.
Eduardo Niave (Tenore) ha impressionato per il suo squillo e per la capacità di adattarsi ai rapidi cambi di tempo tipici della danza spagnola dimostrando una forte affinità stilistica con il repertorio proposto ed una capacità di compenetrazione nei personaggi interpretati veramente apprezzabile.
La decisione di accostare pagine meno conosciute del sinfonismo spagnolo ai classici italiani ha stimolato una riflessione interessante sulla diffusione delle idee musicali nel bacino del Mediterraneo. Marcianò ha saputo bilanciare i volumi orchestrali, assicurando sempre che il testo cantato fosse perfettamente leggibile, un aspetto cruciale in un genere che ruota attorno alla narrazione verbale.
L'iniziativa dell'ICO Magna Grecia si inserisce in un programma audace, capace di guardare oltre i confini del repertorio tradizionale. Oltre al coinvolgimento indiscutibile del pubblico, l'evento ha avuto il merito di restituire dignità analitica a un genere, la Zarzuela, spesso ingiustamente considerato un sottoprodotto dell'operetta. La qualità dell'interpretazione e la coerenza del progetto culturale confermano la maturità raggiunta dall'ensemble e la validità della visione artistica proposta in questa stagione.
È davvero una scelta fantastica. Penso che per i lettori di NOMOS sia molto più stimolante immergersi in un confronto strutturale e ritmico perché è proprio nella gestione del tempo e dell'accentuazione che si gioca la vera distanza estetica tra il Verismo italiano e la Zarzuela.
Se consideriamo il Verismo italiano (Mascagni, Leoncavallo, il primo Puccini), vediamo che punta all'espansione emotiva, mentre la Zarzuela (penso a Ruperto Chapí o Tomás Bretón) si concentra sulla contrazione ritmica. La differenza non è solo di "colore", ma di architettura interna.
Nella Zarzuela, la struttura è indissolubile dalle forme coreutiche (jota, seguidilla, habanera). Questo richiede all'orchestra una precisione quasi metronomica nell'accentuazione: infatti molti brani spagnoli presentano un'alternanza o sovrapposizione tra 3/4 e 6/8. La sfida per l'ICO Magna Grecia è stata mantenere la "secchezza" degli attacchi senza compromettere la fluidità melodica.
A differenza del Verismo, dove l'accento cade spesso sul battere per enfatizzare il pathos, la musica iberica preferisce il levare o il sincopato creando quella spinta nervosa che abbiamo ascoltato al Teatro Orfeo. Il Verismo italiano prende spunto dal Belcanto trasformando la vocalità in uno stile "di petto". Qui, il direttore d'orchestra deve seguire le micro-variazioni agogiche del cantante, il famoso rubato. Nel Verismo la melodia è elastica; la tensione si accumula attraverso rallentamenti e accelerazioni che servono la drammaturgia. Nella Zarzuela il canto tende ad essere più sillabico e legato a una rigida struttura ritmica. Un esempio perfetto è il fraseggio di Maria Zapata: non ha cercato di "italianizzare" la Zarzuela con eccessivi portamenti, ma ha rispettato la scansione quasi percussiva della lingua spagnola.
Un aspetto interessante riguarda il peso orchestrale. L'orchestra verista è spesso raddoppiata con archi e legni che seguono la linea del canto per amplificare l'emozione. L'orchestrazione della Zarzuela Grande, pur essendo densa, mantiene una certa trasparenza grazie all'uso di ottoni e percussioni che servono a dare ritmo e non solo volume. Gianluca Marcianò ha saputo gestire questa transizione asciugando il suono nelle pagine spagnole.
Mentre il Verismo si concentra sulla continuità del flusso emotivo, la Zarzuela si basa sulla discontinuità dei contrasti ritmici. È proprio questa "resistenza" del ritmo spagnolo al sentimentalismo italiano che rende il confronto così ricco dal punto di vista musicologico.
