Dalla concezione alla necessità sonora: la composizione come disciplina in “Dall’idea al suono”
di Nico Pappalettera
A Trani la masterclass guidata da Roberto Fasciano dimostra che la scrittura musicale non è espressione istintiva, ma una costruzione formale verificabile: sei nuove opere in prima esecuzione assoluta come esito di un metodo.
In un contesto formativo in cui la parola "creatività" tende spesso a prevalere su quella di "struttura", la Masterclass di Alta Formazione in Composizione "Dall'idea al suono", svoltasi tra ottobre e dicembre 2025 presso l'Accademia Musicale e Culturale Arcadia e conclusasi con il concerto del 22 febbraio 2026, ha ribadito un principio essenziale: la composizione è disciplina.
Il percorso, articolato in 18 ore di lavoro intensivo, ha affrontato l'intera filiera tecnica del processo compositivo: definizione dell'idea generativa, organizzazione formale, sviluppo tematico, gestione della densità armonica, controllo del peso intervallare, progettazione timbrica e revisione strutturale attraverso la prova. In questo modello la partitura non è documento statico, ma organismo da verificare nel suono.
Le sei opere presentate in prima esecuzione assoluta costituiscono l'esito concreto di tale impostazione.
Antonio Mastrapasqua, in Maree (pianoforte solo), ha lavorato su un principio di ciclicità trasformativa: cellule iniziali sottoposte a espansione dinamica e progressivo addensamento registrale. In Given up (sax contralto e pianoforte), la scrittura cameristica si fonda su contrasti timbrici e su una tensione ritmica che evita la sovrapposizione decorativa, privilegiando invece l'interdipendenza strutturale tra le parti.
Andrea Taranto, con Luogo senza tempo, ha scelto un controllo della rarefazione armonica come elemento formale, mentre in Tra due respiri (violino e pianoforte) la costruzione si basa su un equilibrio misurato tra sospensione e risoluzione, con una gestione consapevole del fraseggio come architettura.
Nunzio Monteriso, in Une Journée d'automne, ha evidenziato chiarezza tripartita e contenimento lirico; in All'alba di un nuovo giorno (flauto traverso, mandolino e violoncello) ha costruito un tessuto cameristico fondato su stratificazione timbrica e dialogo funzionale tra registri.
Elemento decisivo dell'intero progetto è stato il rapporto tra scrittura e resa sonora: i compositori stessi in scena, affiancati da Claudia Fasciano (violino), Gianluca Lanotte (flauto traverso) e Raffaella Moscatelli (violoncello), hanno trasformato la prova in fase di verifica strutturale. Qui la revisione non è semplicemente correzione marginale, ma parte integrante del mestiere compositivo.
La chiusura con Volo di gabbiani (flauto e pianoforte) e Ninfea (violino e pianoforte) ha assunto un valore simbolico ulteriore. Non semplice omaggio, ma continuità di metodo: la trasmissione del sapere compositivo avviene quando chi guida il percorso è egli stesso compositore attivo, abituato a misurare la scrittura con l'esecuzione reale.
"Dall'idea al suono" non è dunque una formula didattica, ma un vero modello: la composizione come costruzione responsabile, verificabile, necessaria. In un panorama in cui spesso l'atto creativo è sottratto al controllo formale, l'esperienza di Arcadia riafferma una centralità: senza struttura non vi è libertà, ma dispersione.
Ed è in questa coerenza tra metodo, produzione e restituzione pubblica che il progetto assume valore culturale che supera il singolo evento, configurandosi come presidio stabile per la nuova musica contemporanea.
