"Dardust e Orchestra ICO della Magna Grecia: il successo del crossover tra elettronica e sinfonismo"

10.02.2026
di Francesco Amatulli

Le date del 6 e 7 febbraio 2026 saranno ricordate nella storia della stagione dell'Orchestra della Magna Grecia non solo come un grande successo al botteghino, ma anche come un momento di vera epifania culturale. Tra l'acustica avvolgente dell'Auditorium Gervasio di Matera e la solennità storica del Teatro Orfeo di Taranto, Dardust (Dario Faini) ha guidato un rito di riconciliazione tra l'estetica del calcolo digitale e il calore del purismo sinfonico.

Il programma, attentamente creato dal Maestro Roberto Gianola, non si è limitato a confrontare stili, ma ha cercato di creare una storia continua.

Jean Sibelius - Suite Carelia, Op.11: La sezione iniziale ha collocato l'ascoltatore in un immaginario paesaggio antico. L'ICO ha riproposto il nazionalismo finlandese che, attraverso il suo sound tardo-romantico, possiede la stessa energia innovativa e la stessa vastità spaziale della musica di Faini.

Alexander Glazunov - Ouverture Solenne, Op.73: Per rendere gli ottoni più spettacolari, l'ouverture è stata utilizzata come brano di collegamento con la musica moderna glorificando lo stile classico prima che venisse decostruito.

Dardust - Concerto per pianoforte n.1: Questo è stato il fulcro dell'esecuzione serale. Qui Faini non "prende in prestito" un elemento pop dalla sinfonia ma lo fa rivivere nel più ampio contesto del neoclassicismo europeo.

La vera sfida che Dardust propone, a mio avviso, sta nella sua capacità di incastonarsi nel rigore senza rinunciare all'emozione. Nelle sue produzioni più da studio, l'elettronica si presta spesso a tenere insieme, quasi a tessere, un filo emotivo; invece nel Piano Concerto n.1, l'intera struttura poggia esclusivamente sulla scrittura orchestrale, senza scorciatoie.

Credo che la chiave di lettura più interessante sia quella del cosiddetto "Brutalismo Sonoro". Faini adotta un approccio per sottrazione: il suo pianismo non si perde in virtuosismi ottocenteschi ma diventa piuttosto geometrico e quasi percussivo.

L'orchestra ICO Magna Grecia, sotto la direzione del M° R. Gianola, ha interpretato questa scarsità non come una mancanza ma come una forma di rigore architettonico. Tra tutti, i legni si sono distinti: hanno stabilito un dialogo con il solista non per imitarlo ma per mettersi in contrasto generando texture sonore che, per qualche motivo, ricordano la staticità dinamica tipica di un quadro di Mondrian.

Il cammino interpretativo che è stato proposto ha accompagnato l'ascoltatore lungo tre tappe dell'anima, quasi fossero momenti sospesi del pensiero e del sentire:

1.⁠ ⁠L'Evocazione (Sibelius): Un viaggio musicale che riflette la terra, la sua essenza e l'identità che la pervade.

2.⁠ ⁠La Celebrazione (Glazunov): Dove la musica si fa trionfo, non solo della forma ma anche di una maestria tecnica che incanta.

3.⁠ ⁠La Sintesi (Dardust): Qui la musica si trasforma in pura astrazione contemporanea, un luogo dove il battito del cuore umano si fonde con un rigore quasi matematico.

In questo contesto, Dardust ha mostrato con chiarezza di aver lasciato alle spalle la semplice fase del "crossover" per avventurarsi nel regno della Musica Assoluta. Non è servito ricorrere a battiti elettronici per sentire il palpito del presente; la modernità si celava già sospesa, nei fraseggi degli archi, nel silenzio ben disposto, nella tensione vibrante di un'orchestra che per un attimo è diventata un sintetizzatore pulsante e vivente.

Il dittico Matera-Taranto non solo consacra Dario Faini come l'alchimista del pop italiano ma lo presenta anche come un compositore di talento capace di interagire con i giganti del passato senza alcun complesso di inferiorità. L'ICO Magna Grecia si conferma un laboratorio d'eccellenza in grado di sfidare le convenzioni e offrire al pubblico un'esperienza che, prima di tutto, è un vero e proprio esercizio di pensiero.

"Non è stata la musica a diventare moderna, ma è la modernità a riscoprirsi classica."

Dardust si inserisce pienamente nella scia del Minimalismo, stile nato negli Stati Uniti grazie a compositori come Steve Reich e Philip Glass ormai ritenuti dei classici.

Si concretizza in pochissimi riff, durante la ripetizione dei quali sono introdotte minime variazioni. Il ritmo quindi diventa un elemento fondamentale della sua composizione.