Piccinni al Petruzzelli: la prova generale della "Cecchina" tra eleganza settecentesca e vitalità teatrale

22.01.2026
di Roberto Fasciano

Bari riscopre uno dei suoi figli più illustri attraverso la ripresa de La Cecchina, ossia la buona figliola di Niccolò Piccinni, proposta al Teatro Petruzzelli in occasione delle celebrazioni dedicate al compositore nato nel 1728. La prova generale, già di per sé indicativa della tenuta complessiva dell'allestimento, ha restituito un quadro artistico di notevole coerenza stilistica, sostenuto dall'Orchestra del Teatro Petruzzelli sotto la direzione di Stefano Montanari.

Montanari affronta la partitura con un gesto energico e sorvegliato, privilegiando trasparenze timbriche e una scansione agogica capace di valorizzare la naturale cantabilità della scrittura piccinniana. Ne emerge una lettura che evita ogni irrigidimento accademico, restituendo alla trama musicale quella freschezza teatrale che costituisce uno dei tratti distintivi dell'opera comica di metà Settecento. L'orchestra risponde con compattezza e duttilità, sostenendo il palcoscenico con equilibrio dinamico e attenzione al fraseggio.

La regia di Daniele Lucchetti si muove nel solco di una narrazione chiara, leggibile, senza sovrastrutture concettuali invasive. L'impianto scenico e i costumi, cromaticamente vivaci, accentuano la dimensione fiabesca della vicenda, contribuendo a rendere immediatamente percepibile il contrasto tra i diversi ceti sociali che anima l'intreccio. Il risultato è un impianto visivo coerente con la natura sentimentale e morale dell'opera, capace di dialogare con la partitura senza sovraccaricarla.

Sul piano vocale, il cast si distingue per omogeneità e qualità interpretativa. Francesca Aspromonte disegna una Cecchina di raffinata sensibilità, con emissione nitida, fraseggio curato e una linea di canto che restituisce la nobiltà interiore del personaggio. Accanto a lei, Krystian Adam offre un Marchese della Conchiglia elegante e stilisticamente consapevole, mentre Ana Maria Labin tratteggia una Marchesa Lucinda di incisiva presenza scenica.

Francesca Benitez conferisce al Cavaliere Armidoro autorevolezza e slancio, mentre Paola Gardina, nei panni di Paoluccia, si distingue per solidità vocale e vivacità teatrale. Michela Antenucci (Sandrina) e Christian Senn (Mengotto) contribuiscono con precisione musicale e naturalezza attoriale all'equilibrio complessivo dell'ensemble. Di rilievo anche la prova di Pietro Spagnoli nel ruolo di Tagliaferro, interpretato con misura e consapevolezza stilistica.

La prova generale ha dunque evidenziato un progetto artistico maturo, capace di restituire attualità a un titolo centrale del repertorio buffo settecentesco. In un contesto celebrativo che accompagnerà il territorio fino al 2028, la ripresa della Cecchina non assume soltanto valore commemorativo, ma si configura come operazione culturale di sistema: riportare Piccinni sulle scene della sua città significa riaffermare una continuità storica e musicale che merita di essere stabilmente reinserita nel circuito produttivo nazionale.

Bari, attraverso il suo teatro e le sue istituzioni musicali, sembra oggi voler riconoscere con maggiore consapevolezza il profilo europeo di Piccinni. E questa produzione, già dalla prova generale, lascia intravedere le condizioni artistiche perché tale riconoscimento non resti un gesto episodico, ma si traduca in una prospettiva programmatica di lungo periodo.