"Tra Eclissi del Canone e Rinascita Mediterranea: L'Esegesi del Capodanno dell'ICO Magna Grecia"

04.01.2026
di Francesco Amatulli

Il Concerto di Capodanno, spesso visto come una ripetitiva celebrazione di temi straussiani, ha trovato una nuova vita grazie all'esecuzione dell'Orchestra ICO Magna Grecia al Teatro Fusco di Taranto il 1° gennaio 2026 sotto la guida del M° Piero Romano, con le performance straordinarie del soprano Gesua Gallifoco e del baritono Guido Dazzini, l'orchestra ha presentato un programma che, pur rimanendo legato alle tradizioni mitteleuropee, ha saputo intrecciare una narrazione decisamente operistica e internazionale.

L'impaginato del concerto non si è limitato a essere una semplice raccolta di "pezzi celebri", ma ha tracciato un percorso affascinante tra il Biedermeier viennese e il Verismo italiano, con incursioni nel repertorio francese e russo. Al centro dell'analisi musicologica c'è l'accostamento tra la Festive Overture di Dmitrij Šostakovič e le opere di Johann Strauss (padre e figlio). Mentre l'ouverture di Šostakovič si distingue per un rigore ritmico quasi marziale e una brillantezza orchestrale che evita il sentimentalismo, le polke e i valzer straussiani (come la Furioso Polka e la Tritsch-Tratsch Polka) sono stati reinterpretati con una precisione agogica che ne ha messo in risalto la natura di "musica del movimento", piuttosto che di semplice intrattenimento da salotto.

L'inserimento di arie e duetti da opere di Donizetti (Don Pasquale), e Bizet (Carmen) ha spostato il fulcro dell'evento verso una teatralità più intensa.

La performance di Gesua Gallifoco nel "Je veux vivre" da Roméo et Juliette di Gounod ha messo in luce una gestione del fraseggio dinamico che ha interagito in modo efficace con l'accompagnamento strumentale. D'altra parte, il "Largo al Factotum" interpretato da Guido Dazzini ha richiesto all'orchestra una straordinaria elasticità metrica, essenziale per seguire l'effervescenza rossiniana senza compromettere la coesione timbrica.

È stata particolarmente significativa la decisione di chiudere la parentesi vocale con Musica proibita di Gastaldon e Mattinata di Leoncavallo. In questo frangente, l'ICO Magna Grecia ha elevato il repertorio "romanza", trattando la materia melodica con una densità sinfonica che ha evitato cadute nel kitsch, restituendo al pubblico un'esperienza cameristica di grande impatto.

La direzione di Piero Romano si è contraddistinta per una scelta interpretativa ben definita: l'asciugatura dei tempi. In brani come Les Patineurs di Waldteufel e lo Champagne Galop di Lumbye, la bacchetta di Romano ha messo in risalto la chiarezza degli attacchi e l'evidenza dei contrappunti interni, evitando il rubato eccessivo che spesso ammorbidisce queste composizioni. Questa "chiarezza analitica" ha permesso di mettere in luce la crescita tecnica dell'orchestra, oggi capace di un suono internazionale, pur mantenendo quel calore caratteristico delle formazioni mediterranee.

Il concerto al Teatro Fusco ha dimostrato che il Capodanno può essere un momento di profonda riflessione estetica. L'alternanza tra il "brindisi" sonoro di Lumbye e la complessità timbrica di Šostakovič offre una visione del futuro in cui la musica d'arte non teme di essere popolare, ma la abbraccia con la consapevolezza della sua superiorità formale. L'ICO Magna Grecia si conferma così come un vero e proprio laboratorio culturale: non è più solo un interprete di un repertorio, ma diventa curatrice di una nuova ritualità sonora che riesce a essere, al contempo, colta e comunitaria.

Il finale, pur rispettando la tradizione, ha mantenuto un'esecuzione asciutta e quasi neoclassica: niente autocompiacimento, ma una gioia lucida, consapevole delle sfide del presente.

Il concerto del primo gennaio 2026 dell'ICO Magna Grecia ha dimostrato che l'eccellenza tecnica è solo l'inizio: la vera differenza la fa la visione. La visione di questo Capodanno ci dice che la musica colta è pronta a occupare spazi sempre più centrali, a patto di mantenere un equilibrio tra il rispetto per il passato e l'audacia di guardare al futuro.