Ettore Pagano e una verità che spesso dimentichiamo: la musica classica non è morta

03.06.2026
di Roberto Fasciano

La vittoria del violoncellista Ettore Pagano al prestigioso Concorso Queen Elisabeth rappresenta uno dei risultati più importanti ottenuti negli ultimi anni da un giovane musicista italiano sulla scena internazionale.

In un'intervista rilasciata alla RAI dopo il successo, Pagano ha affermato con semplicità e convinzione che la musica classica non è morta. Una frase apparentemente ovvia per chi vive quotidianamente questo mondo, ma che assume un significato particolare in un'epoca in cui la cultura viene spesso misurata esclusivamente attraverso numeri, tendenze e visibilità mediatica.

La vittoria di Pagano dimostra che il talento, lo studio e la ricerca artistica continuano a produrre eccellenze riconosciute a livello internazionale. Allo stesso tempo, ci invita a riflettere su un aspetto fondamentale: la musica classica non può limitarsi a custodire il proprio patrimonio, ma deve continuare a dialogare con la società contemporanea.

Le sale da concerto continuano a riempirsi, i conservatori formano nuove generazioni di musicisti e molti giovani interpreti riescono a costruire un rapporto autentico con il pubblico. La questione, dunque, non riguarda la sopravvivenza della musica classica, ma la sua capacità di essere percepita come una presenza viva nel tessuto culturale del nostro tempo.

Il successo di Ettore Pagano è una buona notizia non soltanto per il violoncello o per la musica italiana. È la conferma che esiste ancora spazio per l'approfondimento, per la qualità e per un'arte che continua a parlare all'uomo contemporaneo con la stessa forza di sempre.

La musica classica non è morta. Forse, più semplicemente, ha bisogno di essere raccontata meglio. E di artisti come Ettore Pagano che, con il loro lavoro, ne dimostrano quotidianamente la vitalità.

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